DURATA DEL PROGETTO: da novembre a marzo
INIZIO DEL TPLAB: 23 novembre
GIORNO: martedì
ORARIO: 19.30/23.30
INSEGNANTE: Tiziana Bergamaschi
COSTO: in rata unica € 660; in due rate € 360
PRESENTAZIONE AL PUBBLICO:
26, 27, 28 e 29 marzo 2011 a Teatro Libero

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

100anni.jpgMárquez situa Cent'anni di solitudine in un paese chiamato Macondo, che è chiaramente un paese-sintesi destinato a rappresentare le vicende che segnano la storia dell'America Latina dopo la colonizzazione spagnola.
La storia di questo paese e della stirpe dei Buendía è raccontata dal punto di vista di chi l'ha vissuta, in un'ottica, quindi, 'personale'.
Il mito è l'elemento portante del mondo creato da Márquez.
Naturalmente il mito è tale perché esistono uomini che ne accettano come vero il significato e la genesi del mito si ha quando un racconto inventato si carica di significati subito decifrabili da chi ne viene a conoscenza. Siamo noi ad accettarli e a riconoscerne i valori.

La modalità in cui il mito si manifesta è la ciclicità, l'eterno alternarsi di vita-morte-vita. Tale ciclicità la cogliamo nel ripetersi degli stessi nomi e degli stessi tratti caratteriali negli individui di successive generazioni, nel reiterarsi di aspirazioni e desideri pur nel variare delle situazioni esterne.
Per questo impianto mitico Márquez si rifà al modello dei modelli: la Bibbia.
Se un mito ha carattere tragico, avrà come molla il peccato e come norma l'ineluttabilità.

Il peccato diventa mito quando si presenta come fato.
Il fato rende extratemporali gli eventi e la ruota del tempo si muove avanti e indietro creando una contemporaneità di passato, presente e futuro.

'Era scritto' si dice di qualcosa che è fatale e nella finzione questa storia è già stata scritta, prima di essere, da Melqíades, lo zingaro.


Questa meravigliosa storia delinea quindi un mondo mitico che ha delle sue leggi autonome: indistinguibilità tra il mondo quotidiano e gli spazi del fantastico (il realismo magico di molta letteratura latino americana), gusto per l'iperbole, per ciò che potremmo ritenere bizzarro peché è ovvio che se il mondo reale si sporge verso il mito è inevitabile che anche le leggi che a noi limitano il possibile siano trascese e che la natura diventi animata, diverso rapporto con l'aldilà, zona in continua comunicazione con i vivi da cui i fantasmi vanno e vengono senza con disinvoltura.


Ultima caratteristica di questo mondo è la solitudine personale e collettiva.

La prima si presenta come incapacità personale di comunicare e come modalità di fuga dalla realtà, la seconda, ben più grave, si manifesta in una grande indolenza e indifferenza, in una incapacità associativa che favorisce l'imperialismo e la dittatura.
E' una rinuncia a qualsiasi reazione persino interiore.

Questi i temi cardine che faranno da guida nella riscrittura drammaturgica di questo poderoso romanzo che tanto ha inciso sulla letteratura mondiale.

Brevi note di Tiziana Bergamaschi

La scelta di quest'opera è da ricercarsi nelle possibilità che il teatro ha di confrontarsi con la letteratura, ricreando su di un palcoscenico un immaginario, che il lettore normalmente vive nel suo rapporto solitario con il libro.


E' come visualizzare non solo la storia narrata, ma anche le nostre emozioni di lettori.

Credo che il raccontare ed ascoltare storie sia, sin dall'infanzia, un modo per creare un mondo altro, in cui la dimensione del sogno non solo è permessa, ma incoraggiata.
Questo mondo parallelo è per noi una chiave per leggere il mondo reale, agisce come uno specchio che rifrangendo le immagini dona loro una nuova chiarezza.
Il teatro è a sua volta uno spazio dove è possibile sognare e dove i personaggi, come richiamati ad una consistenza impalpabile, vivono per il tempo della rappresentazione, ma persistono nel ricordo del pubblico che ha condiviso con loro quella fugace ma densa esistenza.
Credo che questa sia una sfida molto interessante da affrontare in un TPLab prima di tutto perché questo romanzo fa parte dell'immaginario di molti di noi e la sua lettura ci ha sicuramente emozionato e in secondo luogo perché offre la possibilità a tutti i partecipanti di mettersi alla prova interpretando personaggi importanti disegnati a tutto tondo.

Ponendomi il problema di una distribuzione equa che soddisfacesse tutti i partecipanti sono giunta alla conclusione che ciò fosse possibile solo affrontando un testo epico, che fosse un affresco di una comunità e di un'epoca. Solo un testo con una struttura corale può coinvolgere in egual modo un gruppo d'interpreti e da questa riflessione, oltre che per il suo indubbio valore artistico, nasce la scelta di 'Cent'anni di solitudine' di Gabriel Garcia Márquez.


Con Cent'anni di solitudine Gabriel Garcia Márquez. vinse nel 1982 il premio Nobel per la Letteratura.

Sinossi del testo:

garcia.jpgLe vicende del romanzo si svolgono nell'immaginario paese di Macondo, immerso nella foresta colombiana. E' la storia della famiglia Buendía, la storia di sei generazioni.

Dal capostipite della famiglia e fondatore di Macondo, Josè Arcadio Buendía fino all'ultimo bambino su cui si chiude il romanzo, trascorre un secolo.

Avendo Josè Arcadio sposato la cugina Ursula, tutte e sei le generazioni vivono oppresse dalla superstizione, dalla paura di generare un figlio con la coda di maiale, cosa che ineluttabilmente avverrà con la nascita dell'ultimo bambino.

Ben pochi sono i momenti di gioia e di felicità nella vita di Macondo, paese spesso martoriato dalle guerre civili, dallo sfruttamento, dal sottosviluppo e infine da un clima infausto.

I personaggi che compaiono sono numerosi e variegati: nipoti, figli, fratelli, che con le loro avventure e gli incredibili episodi di cui sono protagonisti disegnano un affresco tragico ed ironico allo stesso tempo.
Le loro vite sembrano dirci che la solitudine è la condizione dell'uomo: un uomo che combatte, si agita per non arrivare da nessuna parte, per ritrovarsi sempre nello stesso punto.
Il tempo si ripete, i fatti si ripetono dando vita a interminabili cicli uguali a se stessi in cui oppressione, desolazione e solitudine sono i sentimenti più comuni...

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